Nello studio
di Stanis Nievo
in via dei tre Orologi
Le carte c’invadono, ci sommergono. Nulla al mondo resiste e persiste più dei libri, più delle carte stampate.
Nello studio di Stanislao Nievo i fascicoli gialli, rossi e turchini erano allineati in bell’ordine, sulle scaffalature. Erano tutti gravidi e improvvisamente partorivano o si riproducevano per gemmazione. Chi cercava una carta d’archivio, a volte ripercorreva in senso contrario mesi, anni di vita dello scrittore, perché le carte ne hanno idealmente seguito i viaggi, gli incontri, il mutare degli interessi, cambiando il loro ordine all’interno dei fascicoli, sparendo da uno e riapparendo dentro un altro. La differenza tra un archivio congelato e un archivio vivo, è probabilmente qui.
Ora le carte gemono per il loro ultimo trasloco. I fascicoli sono visitati, riordinati, ricomposti e saranno versati in un costituendo Fondo Nievo della Biblioteca nazionale “A. Baldini” di Roma.
C’era poi un “Limbo segreto”, dove riposavano le carte che avevano provocato un dubbio a Stanis Nievo, oppure attendevano sempre una risposta: da quest’involucro grigio è uscita un giorno la lettera di Suor Lena Bozzetti, datata 1975.
Scriveva a Stanislao Nievo di aver letto con emozione il suo romanzo Il prato in fondo al mare, dove aveva ritrovato storie, tante volte raccontate da suo padre Stefano, che a sua volta le aveva udite da suo padre, il garibaldino Romeo Bozzetti che era stato amico e compagno d’armi d’Ippolito Nievo.
All’inizio del secolo Stefano Bozzetti aveva vent’anni. Accompagnava in campagna il padre. Quando il sole era alto, sedevano all’ombra d’un gelso e Romeo raccontava, con dovizia di particolari, la storia di quella prodigiosa avventura, da Quarto a Palermo. Ricordava i due più cari amici scomparsi, Rechiedei falciato dalle bombe a Palermo e Nievo svanito nelle acque del Tirreno, quando tutto sembrava ormai compiuto.
Che fine aveva fatto la famosa cassetta _ chiedeva Suor Lena nella lettera a Stanis Nievo _ dove, nel corso del fortunoso viaggio da Marsala a Palermo, erano custoditi i pochi denari e i pochi documenti della spedizione dei Mille?
Ippolito l’aveva consegnata a Romeo e questi l’aveva sempre conservata. Molti anni dopo, la cassetta era finita nelle mani di padre Giuseppe Bozzetti, figlio di Romeo e Generale dei Rosminiani. Alla sua morte, i padri avevano detto di non saperne nulla.
Ippolito Nievo aveva scritto che al Passo del Parco, durante una marcia notturna sotto la pioggia, la cassetta era caduta seminando tutto il suo prezioso contenuto. Al buio aveva raccolto e contato le monete, senza perdere neppure uno spicciolo. Quella semplice cassetta era così diventata il simbolo dell’onestà di chi custodiva e amministrava i denari della Spedizione dei Mille.
Dal 1975 non c’erano state novità in merito alla cassetta e, in attesa di eventi, Stanislao Nievo aveva lasciato aperta la questione. La lettera di Suor Lena era rimasta così nel “Limbo segreto”.
Suor Lena scriveva anche che nella casa paterna erano conservate alcune lettere inedite d’Ippolito a Romeo Bozzetti. Nel 1975 di lettere inedite di Nievo ce n’erano centinaia: la notizia non era poi così importante. Cinque anni dopo, Marcella Gorra pubblicava il corposo Epistolario d’Ippolito Nievo, ma senza le lettere a Bozzetti, che pure erano state segnalate nel 1961 [1] . Erano importati perché Romeo Bozzetti aveva fatto parte dell’Intendenza e poteva essere a conoscenza di qualche notizia riservata sull’amministrazione garibaldina.
Suor Lena ha due fratelli: Umberto e Nievo, perché questo è il nome di battesimo che Stefano Bozzetti ha dato ad uno dei figli. Essi mi hanno fornito il testo delle lettere inedite d’Ippolito, ricavato da una trascrizione fatta dal loro padre Stefano prima dell’ultima guerra. Li ho pubblicati nel CD-Rom Sito della memoria di Ippolito Nievo (I° edizione luglio 2002). Gli originali, insieme ad altri preziosi documenti e prime edizioni di Nievo, sono stati consegnati al Prof. Franco Antonicelli che aveva promesso di pubblicarli, ma non ha poi mantenuto la promessa [2] .
All’inizio del Novecento, Stefano Bozzetti aveva segretamente trascritto le memorie, raccolte sotto il gelso dalla viva voce del padre Romeo. Molti anni dopo aveva anche preparato un’edizione, ritoccata e corretta dal fratello Giuseppe, il padre Generale dei Rosminiani, e mai pubblicata. Ne conservo tra le mie carte una copia dattiloscritta.
Questo brano inedito riguarda la famosa cassetta:
Nella marcia notturna dal Passo di Renna al
Parco eravamo condotti da una guida che a sua volta, non fidandosi di se stessa
per il tempo buio e piovoso, seguiva un suo mulo attraverso quei sentieri
montani appena tracciati. Tratto, tratto perdevamo di vista nella profonda
notte la nostra guida e per orizzontarci o io o Nievo si gridava: “Guida!”
E la voce calma e cadenzata della guida rispondeva: “Cca songh’io, signore!”
Il tesoro di guerra era formato da 40 mila lire in marenghi, chiusi in una
cassetta che era in nostra custodia.
Il bello si è che i marenghi non erano accettati
dai siciliani, perché l’oro non l’avevano in corso.
Adunque in questa notte tenebrosa, camminando
per vie da capre, preceduti io e Nievo da un picciotto che portava la suddetta
cassetta sulle spalle, avvenne che per la malagevolezza del sentiero, al picciotto
scivolò un piede e patatrac… la cassetta cadendo si apre e un gran numero
di marenghi si sparpagliano al suolo. Ci mettemmo le mani nei capelli, disperando
in simili condizioni di poter ripescare i fondi; ma, caso strano! Con nostra
grande contentezza non ne perdemmo neppur uno, e tutti furono rimessi a posto,
e la cassetta legata solidamente.
Nella soffitta di casa Bozzetti sono conservate alcune cassette militari appartenute a Romeo, che dopo una lunga carriera nell’Esercito, andò in pensione col grado di Generale. La più vecchia, e anche la più piccola, porta un’etichetta metallica, con inciso: “Maggiore Bozzetti Quartier Mastro Generale dell’Esercito Meridionale”.
Umberto Bozzetti un giorno ha un’idea: svita la targhetta e sotto trova questa precedente scritta, graffita sul legno: “Capitano Bozzetti”.
Romeo Bozzetti, partito da Quarto col grado di sottotenente, nominato capitano sul campo a Calatafimi e confermato nel mese di giugno 1860 a Palermo, ebbe la nomina di Maggiore a Napoli, il 18 ottobre 1860.
Umberto Bozzetti ritrova così la cassetta del Tesoro garibaldino, nel posto dove è sempre rimasta.
Fausta Samaritani
22
maggio 2007
Ippolito Nievo informa www.ipolitonievo.info
[1] Mostra dei cimeli di Ippolito Nievo nel centenario 1861-1961 a cura dell’Ente Manifestazioni Udinesi, Doretti, 1961, p. 49.
[2] Antonicelli, Franco Il Nievo garibaldinio, su “La Stampa”, 21 agosto 1961. Inserisce nell’articolo due righe di una lettera inedita di Nievo a Bozzetti, datata Palermo 10. 8.1860.