_ E permesso di uscire ai furgoni coi viveri custoditi dentro il Banco, per trasportarli a Castellamare, scortati da due Pionieri e da una guardia cittadina. Palermo 1 giugno 1860.
Dal verbale
di consegna del Banco non risulta che ci fossero viveri al palazzo delle
Finanze. I generi alimentari venivano trasportati a dorso di mulo e non dentro
furgoni che, ieri come oggi, sono chiusi e blindati. I rifornimenti
dellEsercito napoletano era custoditi a Castellamare, il forte che funzionava anche da base logistica. Che bisogno
cera allora di ammassare lì altri viveri, quando invece bisognava distribuirli
ad altri presidi della città? Crispi apparentemente autorizzava un
trasporto inutile. Cè un detto popolare: portare vasi a Samo. Ma
è verosimile che il carico fosse diverso da quello dichiarato.
In quei giorni
ci fu un altro movimento sospetto di furgoni: il permesso di questo transito
era intestato al medico dei matti Salvatore Daita e a Paolo Amari che era
uno dei tre governatori e il presidente del Banco ed anche presidente del
Manicomio cittadino.
Che centra,
ora, il Manicomio?
Centra
anche il Manicomio di Palermo che era rimasto tagliato fuori, oltre le linee
dei napoletani.
Il generale
Lanza
segnalò a Garibaldi il caso pietoso: nessuno si prendeva cura dei poveri matti
che avevano penuria di cibo. Lanza mandò a Garibaldi un salvacondotto, a nome
di P. Amari e di S. Daita, perché passassero le linee napoletane
con i furgoni diretti al Manicomio: furgoni dunque, cioè carri
chiusi e blindati. Dallesterno era impossibile vederne il contenuto.
Per questo
trasporto di viveri era davvero necessaria la presenza del presidente
del Banco? Non bastava il medico Daita? Ma se Lanza scriveva a Garibaldi per
impietosirlo sulla situazione dei matti e contemporaneamente gli mandava anche
il salvacondotto già compilato con i cognomi degli incaricati al trasporto,
è presumibile che ci siano stati accordi preliminari. Una regia di Crispi,
che ben conosceva lambiente palermitano, è fuori di dubbio, anche perché
le poche carte che si riferiscono a questo sospetto passaggio di furgoni
rimasero nelle sue mani ed ora sono allArchivio Centrale dello Stato.
Ecco un altro
passo, tratto dal taccuino riservato di Crispi:
_ Regalato 50 ducati a ciascuno degli uomini disertati dal nemico e venuti sotto le nostre bandiere.
Unaltra brillante idea crispina: dare una bella mancia ad ogni soldato napoletano in cambio della sua diserzione. Gli ufficiali nemici non avevano forse chiesto a quanto ammontasse il soldo pagato agli ufficiali garibaldini?
Pochi giorni
dopo la presa di Palermo, Garibaldi firmò un regolare Decreto, in cui si diceva
che 50 ducati sarebbero stati pagati a chi proveniva dalle file nemiche, ma
dopo la fine della guerra. Crispi aveva solo anticipato i tempi: lo
prova lappunto che vergò sul suo taccuino.
Da quale cassa
Crispi prelevava questi importi al nero? in che ufficio li contabilizzava?
il movimento anomalo dei furgoni nascondeva forse pagamenti non dichiarabili?
e a chi?
Se cera
tanta penuria, in quei giorni, nelle casse della Tesoreria, se i ricevitori
delle imposte avevano sospeso linvio a Palermo del ricavato delle tasse,
dove prelevava Crispi tutti questi ducati tangentizi? che fondi utilizzava,
per corrompere la parte avversaria? chi era a conoscenza e chi collaborava
alla realizzazione di questi occulti movimenti di denaro?
Il 2 giugno 1860 Giovanni Acerbi riorganizzò a Palermo, a palazzo Pretorio,
gli uffici dellIntendenza. Chiuse i conti della prima Spedizione, da
Quarto a Palermo, e riconsegnò a Garibaldi 16.000 lire, risparmiate sulle
90.000 avute alla partenza. Garibaldi mandò questa somma a Genova, al medico
Agostino Bertani.
Con i primi
120 mila ducati ricevuti dalla Tesoreria,
Acerbi iniziò una nuova contabilità: pagò il soldo alle squadre dei picciotti
e anticipò somme per i primi ordini di armi, munizioni e divise.
Il 28 maggio
Salvatore Calvino aveva presentato a Crispi due suoi amici palermitani: Salvatore
Serretta, capo contabile con 21 anni di anzianità, e il giovane scritturale
applicato alla contabilità Giuseppe Fontana. Crispi, prima li
accolse nella sua segreteria particolare poi, il 2 giugno, li mandò allIntendenza.
Il 7 giugno
si installò il primo gabinetto della Dittatura garibaldina. Il 14 giugno il
neo ministro della Guerra Orsini chiese
un elenco dettagliato degli ufficiali addetti allIntendenza, con le
rispettive cariche e mansioni. Lo scrisse di suo pugno Nievo e Acerbi lo firmò.
Tra i presenti
risultava anche Luigi Naselli Flores, che non era militare ma civile. Entrato
nella Intendenza, il 6 giugno, per ordine di Acerbi, aveva assunto il delicato
incarico di Ispettore contabile presso le squadre dei picciotti. Allarrivo
di Garibaldi, Naselli Flores ricopriva lincarico di segretario della
Legazione francese a Palermo. Salvatore Calvino lo aveva presentato a Crispi
come un esperto in amministrazione militare: negli anni di esilio a Tripoli,
Naselli Flores
aveva infatti lavorato nella Intendenza Militare francese.
Nellelenco
degli ufficiali, scritto da Nievo, compare dunque il nome di Luigi Naselli
Flores, cioè di un civile; manca invece quello di Salvatore Serretta,
anche lui un civile.
Con un apposito
Decreto di Garibaldi, il 21 giugno Serretta fu nominato direttore della Contabilità
dellIntendenza. La posizione dei civili, negli uffici dellIntendenza,
fu più tardi equiparata a quella dei militari; ma per molto tempo quella di
Serretta non fu chiara: dipendeva dallIntendenza o da un ministero?
nella seconda ipotesi, da quale ministero? e
in che ufficio avevano lavorato il capo contabile Salvatore Serretta e lo
scritturale Giuseppe Fontana?
La domanda
rimane, per ora, sospesa.
A bordo di
quello sfortunato vapore, naufragato misteriosamente nel Basso Tirreno, insieme
a Nievo cerano anche Serretta e Fontana.
Caduto il Banco
e la Tesoreria in mano di Garibaldi, Francesco Crispi cercò ogni mezzo per
far moneta, e il più presto possibile. Studiò un prestito, espresso in Buoni
del Tesoro a favore della Sicilia, ma ce nerano già tanti in circolazione
e non voleva svalutarli.
Garibaldi considerava
come suoi tutti i ducati custoditi nel Banco, anche quelli appartenenti
ai privati cittadini e che costituivano la maggiora parte delle riserve: questo
forse egli aveva capito dalle operazioni di Crispi e di Peranni, o forse questo
gli era stato detto.

Il 3 giugno
Garibaldi scrisse infatti al medico Agostino Bertani, rimasto a Genova allo
scopo di raccogliere fondi ed organizzare nuove spedizioni di volontari:
_ Non solo
vi autorizzo a qualunque prestito per la Sicilia, ma anche a contrarre qualunque
debito, poiché abbiamo qui immensi mezzi da poter soddisfare a tutto il mondo.
Mandateci armi, munizioni e armati.
Più cauto del generale Garibaldi, il suo ministro Crispi scriveva a Bertani:
_ Ci fu
reso il Banco e lamministrazione del Debito Pubblico. Potremo comprare
sei vapori, occupatevene: vapori di seconda vita. Il denaro è a vostra disposizione.
A Genova Bertani raccolse centinaia di migliaia di lire, frutto di contributi volontari provenienti da quattro Continenti. Ma non bastavano, e non cera tempo da perdere. Scrisse a Palermo:
_ Già tre
navi a vapore sono in mia mano. Spero una quarta. Conto sui vostri denari.
Intanto apro un prestito, ma la cosa è lunga. Si farebbe più presto, mandando
qui denaro. Vi manderei subito il transatlantico Torino, con 2
mila uomini e con armi.
Era troppo rischioso spedire per nave le monete dargento, seppure nascoste dentro botti di legno, perché la Marina borbonica era in agguato. Garibaldi allora autorizzò Bertani a contrarre un prestito a Genova. Bertani rispose così a Crispi:
_ Occorre
un Decreto Dittatoriale, che mi autorizzi a contrarre un prestito a nome di
Garibaldi. Occorre dichiarare quale entrata ne sarà garante. Avrò facoltà
di usare quel prestito, dando poi rendiconto al Generale Dittatore. Senza
queste garanzie è impossibile trovare qui denari. I vapori saranno in Sicilia
fra 15 giorni. Ho pensato alle fregate, ai cannoni. Ai vestiari, non pensate?
Solo un quinto dei garibaldini entrati a Palermo indossava la camicia rossa, tutti gli altri erano vestiti con abiti civili: le divise erano dunque uno dei problemi più impellenti per lEsercito garibaldino che si stava riorganizzando.
Bertani cominciò
a firmare cambiali su cambiali, ma era sempre sulle spine. Scrisse ancora
a Crispi, insistendo su questo punto cruciale:
_ Ti raccomando
di far onorare le mie cambiali e di mandarmi i Decreti proposti. Allora sarò
forte e vedrete miracoli. Così non valgo unacca.
Bertani
chiese insistentemente lesclusiva, come rappresentante di Garibaldi,
e che la sua Cassa per il Soccorso a Garibaldi fosse dichiarata
lunico strumento riconosciuto, per convogliare e gestire sul Continente
i finanziamenti allimpresa garibaldina. Questo non avvenne mai. Esistevano
altri centri di raccolta di denaro: a Milano il Fondo per un Milione
di Fucili, a Torino le riserve messe insieme dal conte Amari e la cassa
della Società Nazionale che era nelle mani di La Farina, nemico acerrimo di
Crispi. Questa divisione delle risorse generò non poca confusione.
Ancora il 23
giugno, Bertani scriveva chiaramente a Crispi:
_ Fa che
Garibaldi mi spicci col prestito, coi decreti, colle tratte per tre milioni.
Sono già fallito, se non mi soccorrete!
Insisteva anche con Acerbi, di cui era fraterno amico, perché perorasse la sua causa e convincesse Crispi che il solo rappresentante di Garibaldi sul Continente doveva essere lui, Bertani!
_ Unità
è forza, denaro è potere_ scrisse Bertani ad Acerbi il 23 giugno_ Medici
è un sonnolento, debole, sempre incerto politicamente. Qui fu più
Lafariniano di La Farina.
Arrivò finalmente
a Genova la copia conforme del regolare Decreto di Garibaldi: il Banco riconosceva
la firma di Bertani, sulle cambiali da lui sottoscritte a nome di Garibaldi.
Egli ne firmò per 3 milioni di lire, a favore della Banca genovese dei Fratelli
Rocca.
La garanzia
di Garibaldi era stata quindi dichiarata lecita e Crispi rassicurò così Bertani:
_ Le tue
cambiali verranno accettate. Conferirò con il nostro Ministro delle Finanze
Peranni. Ma non caricarcene altre.
Già, Domenico Peranni, che in Sicilia era stato lultimo tesoriere di nomina borbonica, dal 7 giugno era ministro delle Finanze della Dittatura garibaldina.
Nei conti della
Tesoreria palermitana si aprì una larga falla. Peranni e Crispi ricorsero
ad espedienti pur di salvare la credibilità della Sicilia; ma col trascorrere
del tempo il buco diventò una voragine.
© 2002-2011 Fausta Samaritani
Messo in rete il 16 gennaio 2011 Ippolito Nievo informa www.ippolitonievo.info
Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.