(continua dal
numero 17)
A fine giugno
1861 alla Camera il dibattito parlamentare scivolò sui conti della Sicilia.
Francesco Crispi difendeva loperato della Tesoreria, mentre Filippo
Cordova contestava il famoso resoconto Peranni del 20 novembre 1860. Allentrata
di Garibaldi a Palermo, per Cordova cerano state inoltre colpevoli irregolarità
contabili.
_ Concentrando
il servizio di Tesoriere di Sicilia nelle mani di un generale, Garibaldi di
fatto annullò il regolare servizio del Tesoro.
Per generale
Cordova intendeva Giovanni Acerbi che a Napoli fu effettivamente promosso
a questo grado.
Si trovavano
di fronte, sui seggi della Camera, due vecchi avversari: Crispi radicale e
repubblicano, Cordova moderato e monarchico. Rappresentavano anche le due
anime separate della nuova Massoneria italiana.
La Loggia Ausonia
era nata a Torino nel 1859. Lideatore era Livio Zambeccari che vedeva nella
Società Nazionale di La Farina uno strumento logoro e troppo esposto per avviare
un sodalizio segreto tra le forze che auspicavano lunità dItalia. Zambeccari
aggregò allAusonia prima un manipolo di cavouriani, poi inglobò anche La
Farina con tutta la Società Nazionale. Cordova era lesponente più autorevole
dellAusonia.
Il 10 agosto
1860 trentatre fratelli siciliani ricostruivano a Palermo il Supremo Consiglio
del GrandOriente Italiano, sulle ceneri della Loggia dei Rigeneratori che
nel 48-49 aveva operato in Sicilia. Allatto costitutivo, presieduto da
Crispi, aderirono il medico Saverio Friscia (che poi fu vicino ai comunisti
e agli anarchici), il magistrato Pasquale Calvi, Salvatore Cappello e alcuni
giornalisti.
LAusonia era
monarchica, mentre la Loggia dei Rigeneratori era repubblicana. Entrambe chiesero
ufficialmente ai fratelli di Londra e di Parigi il riconoscimento di GrandOriente
dItalia. Il Supremo Consiglio sperava di ottenere questo titolo prima
dellAnnessione della Sicilia alla corona di Vittorio Emanuele; in caso
contrario, avrebbe dovuto sottomettersi allAusonia, che aveva la sede nella
capitale e rappresentava gli interessi economici liguri e piemontesi: di conseguenza
la Sicilia avrebbe subito una piemontizzazione selvaggia.
Ha scritto
lo storico
Alessandro Luzio:
_ Lafariniani,
garibaldini, crispini, bertaniani e mordiniani si scaraventavano in faccia
parole da trivio. Le due Massonerie erano spurie entrambe, non avevano un
passato di cui fare pompa, né tradizioni da rispettare. Una Massoneria faticosamente
ricostruita sulle macerie, ignorava quel che significasse libero edificare
e regalava allItalia una Iliade di lotte di gnomi che travolgevano la grande
figura di Garibaldi, abusando della sua bontà e schiettezza.
Il 1° luglio 1861 Crispi alla Camera disse che fin dal 17 maggio 1860 Garibaldi
aveva rifiutato le imposte al Borbone, ma il suo Decreto sarebbe rimasto lettera
morta, senza la diretta riscossione del pubblico denaro. Il palazzo delle
Finanze era in mano ai regi. Linerzia avrebbe fatto affluire denaro
nelle mani dei napoletani.
_ Abbiamo
creduto di scongiurare questo pericolo_ concluse Crispi_ decretando
in modo provvisorio che lIntendente Generale Acerbi assumesse ad un tempo
le funzioni di Tesoriere e Pagatore Generale di Sicilia. Misura senza conseguenze,
perché in quei giorni Acerbi non fece alcuna operazione di Tesoreria, perché
nessuno mandò denari a Palermo. Il 10 giugno, indomani del giorno in cui i
borbonici lasciarono la città, il Decreto fu abrogato.
Su questi punti, Crispi mentiva:
_ La Tesoreria
passò in mano di Garibaldi grazie allarmistizio del 31 maggio.
_ Il 2 giugno
Peranni avvisò Crispi daver ricevuto una prima polizza di 135 mila ducati.
_ Nella notte
tra il 30 e il 31 maggio Nievo dormì sopra mezzo milione di ducati, dei quali
non si sa bene la provenienza.
_ Gli ultimi
borbonici lasciarono Palermo il 20 giugno.
Secondo Peranni
dal 28 maggio al 3 luglio, quando cadde il governo Crispi, il Tesoro incassò
757.636 ducati, quasi tutti provenienti da versamenti ordinari.
E da quelli
straordinari? Così poche oblazioni, quando nove esponenti della aristocrazia
erano in ostaggio dei borbonici? I beni dei gesuiti e dei liguorini passarono
al Demanio. Tra le carte di Crispi, conservate a Roma allArchivio Centrale
dello Stato, ci sono appunti sparsi su proventi da collette, su conti correnti
sequestrati ai preti, su fondi che servivano alla manutenzione delle riserve
di caccia reali e che furono requisiti.
Torniamo al
resoconto di Nievo (pubblicato
su La Perseveranza il 31 gennaio 1861) e consideriamo questa frase:
_ Dal 2
giugno fino alla partenza per Milazzo [19 luglio] furono spesi dalla
Intendenza Generale ducati 530.250
Ora confrontiamola con questa frase che è nella relazione contabile di Acerbi di agosto 1862:
_ Dal 2
giugno al 19 luglio [
] un dispendio di ducati 521.921.
Le cifre non
sono molto distanti, ma in conto Acerbi mette anche le spese delle Amministrazioni
dello Stato.
Il Decreto 28 maggio 1860, con il quale Garibaldi incaricava Giovanni Acerbi di esercitare fino a nuovo ordine le funzioni di tesoriere e pagatore generale di Sicilia stabiliva anche:
_ Nella
Intendenza Generale sarà tenuta una contabilità a parte per le spese concernenti
il servizio civile e politico della Sicilia. Tutti i ricevitori generali,
percettori e gestori del denaro pubblico dipenderanno da lui.
Cioè, da Giovanni Acerbi.
Il Decreto,
datato 28 marzo e pubblicato sul Giornale Officiale del Governo Provvisorio
di Sicilia del 2 giugno 1860, fu abrogato il 10 giugno: ebbe quindi
13 giorni di vita.
Ricordiamo
ora il messaggio di Peranni
a Crispi, del 2 giugno:
_ Intanto
il tuo Intendente dellEsercito perché non viene? Posso oggi fargli liberare
ducati 120.000.
Per quella
somma Acerbi rilasciò a Peranni una regolare ricevuta, di cui è rimasta traccia
negli archivi. Era quello il modo corretto di rivolgersi al tesoriere e
gran pagatore di Sicilia? Chi era in quei giorni il tesoriere,
Peranni oppure Acerbi?
Tutto fa pensare che le carte della gestione Acerbi del Tesoro di Sicilia,
di cui erano certamente a conoscenza Serretta e Fontana che avevano operato
nella segreteria di Crispi, fossero esattamente quelle che Nievo doveva in
qualche modo portare lontano dalla Sicilia, perché Cordova e La Farina,
e quindi il governo piemontese, non le trovassero. Ecco perché fu prevista
una sosta a Napoli: altrimenti, che motivo cera di far tornare Nievo
a Napoli, quando lIntendenza era già arrivata a Torino? Se non
è così, dove sono oggi queste carte?
La gestione separata di Acerbi non era stata al nero, bensì autorizzata da un regolare Decreto di Garibaldi. Come intendente dell'esercito Acerbi rispondeva al ministero della Guerra e come Tesoriere e Gran pagatore di Sicilia avrebbe dovuto rispondere al ministero delle Finaze. Tutti i decreti della Dittatura garibaldina e della Prodittatura _ di Depretis e di Mordini _ furono dichiarati validi dal novello Stato italiano e assunti nella legislazione del Regno d'Italia. Ma quando ciò avvenne erano ormai spirati i tempi per realizzare la Banca Florio che avrebbe messo in salvo i capitali dei siciliani più ricchi e mandato in liquidazione il Banco di Sicilia.
Un curioso esempio di questa doppia veste di Acerbi si trova allArchivio di Stato di Napoli, nella sede di Pizzo Falcone. Si tratta di una delle pochissime pratiche rimaste dellUfficio Liquidazione della disciolta Intendenza dellEsercito Meridionale. Quando, il 12 giugno 1860, Acerbi prese possesso dei locali dellex Intendenza Militare borbonica a Palermo, riscontrò che i locali erano stati affittati e che come deposito era stato versato al Banco un pacchetto di Buoni del Tesoro di Sicilia che i borbonici, partiti prima della riapertura del Banco, non ebbero il tempo di ritirare. LIntendenza garibaldina, che con i locali aveva ereditato anche il credito, chiese al Banco la restituzione del deposito; ma per quante ricerche si facessero_ la pratica andò avanti alcuni anni_ al Banco di Sicilia non si trovò mai traccia di questo deposito. Da una parte Acerbi, nella veste di intendente reclamava il credito e dallaltra, come tesoriere e gran pagatore di Sicilia, incamerava le riserve spettanti ai borbonici, utilizzandole secondo gli ordini che riceveva.
Peranni, che
in questa partita di tangenti non volle figurare come reale pagatore, trovò
in Acerbi una testa di legno.
Pagati i regi e stabilite le modalità del rilascio degli ostaggi, Peranni si riappropriava di tutti i servizi di Tesoreria, dopo aver assunto, il 7 giugno 1960, anche la carica di ministro delle Finanze. Tentava quindi di umiliare lIntendenza, cui non voleva riconoscere più di 1.000 ducati giornalieri. Arrivati i piemontesi, Peranni non fu confermato né come ministro né come tesoriere. Bisognava dunque far sparire le carte e i testimoni, perché non passasse alla storia che la liberazione di Palermo era stata comprata attraverso una regolare contabilità, istituita per decreto di Garibaldi.
Prima che Crispi,
il 12 febbraio 1861, lasciasse Palermo con il vapore da Guerra il Plebiscito,
il destino dellErcole forse era già segnato.
Acerbi ordinò a Nievo di andare a Palermo.
Ricordiamo
un passo di una lettera di
Nievo a Bice:
_ Ti giuro
che feci il possibile per ribellarmi ma rimasi fulminato come Lucifero dalla
preghiera dun amico.
Posso ora spiegare il significato di questa frase.
Cè una
lettera inedita di Salvatore Serretta ad Achille Maiolini, datata Palermo
6 febbraio 1861 (Archivio di Stato di Torino, Archivio Militare di Sicilia,
m. 320) che dice:
_ Ella farà
in modo di trovarsi pronto per domani alla partenza per Napoli dovendo recarsi
presso il Sig. Intendente Generale Acerbi onde conferire sopra oggetto di
servizio che le verrà da me verbalmente comunicato.
Francesco Crispi da Torino il 1° luglio 1861 scrisse a Felice Di Maggio, gerente del giornale palermitano Il Precursore di cui Crispi era proprietario, questa lettera che è inedita (Roma, Archivio Centrale dello Stato, Crispi-Reggio Emilia, sc.1):
_ Ho dovuto
stamattina replicare a Cordova che aveva risposto al nostro discorso di venerdì.
Ne son rimasto vincitore. Non così il povero Mordini, il quale ne uscì un
po rotto, stante le molte coglionerie de suoi Segretari di Stato. In ogni
modo, il governo dittatoriale ne uscì onorato. Pubblica il nostro discorso
di venerdì in un supplemento, siccome farà Il Diritto. Per quello doggi,
essendo breve, ti prego a metterlo nel rendiconto alla Camera.
Il 15 luglio Crispi scriveva ancora a Di Maggio, in una lettera inedita la cui copia è trascritta nel copialettere di Crispi, come la precedente:
_ Il mio
discorso del 1° luglio è migliore di quello riferito dal Diritto [
]
Alla Camera fece furore, il giornale dogni colore lha lodato.
© Fausta Samaritani 2002-2011
Messo in rete il 16 gennaio 2011 Ippolito Nievo informa www.ippolitonievo.info
Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.