
di
Fausta Samaritani
Nel 1905 Romeo
Bozzetti aveva settantanni. Andato a riposo col grado di tenente generale,
viveva con la famiglia in campagna. Stefano, il minore dei suoi figli e allora
studente di Legge, lo accompagnava spesso, quando era a casa in vacanza. Mentre
Romeo potava le viti o riposava allombra di un gelso, ripeteva al figlio
il racconto della Spedizione dei Mille, la straordinaria avventura alla quale
aveva partecipato e che ricordava nei minimi particolari.
A distanza di
quarantacinque anni, la memoria di qualche evento ridicolo o curioso gli strappava
ancora un sorriso; ma intatto era il dolore per la perdita dei suoi più cari
amici: Enrico Rechiedei, di Salò, falciato a Palermo da una delle ultime cannonate
borboniche, e Ippolito Nievo, scomparso a marzo 1861 nelle acque del Basso Tirreno, quando lavventura era da tempo felicemente conclusa. Ricordava
Bozzetti: Il povero Rechiedei, chera un bel parlatore, soleva dire:
Se usciamo di qui ne avremo
da contare, eh!
Incalzato dai ricordi dolci o atroci, Romeo non aveva mai risolto in cuor
suo il contrasto fra il pianto e il riso: ecco perché aveva rinunciato a scrivere
le sue memorie. Stefano, di nascosto, trascriveva intanto le parole del padre.
Trentanni
più tardi, aiutato dal fratello Giuseppe, che era padre generale dei Rosminiani,
Stefano Bozzetti riprese in mano quei vecchi appunti e, con lintenzione
di pubblicarli, li inviò a Riccardo Bacchelli. Ma la guerra interruppe ogni
progetto.
Per il centenario
della Spedizione dei Mille i figli di Stefano proposero lidea della
pubblicazione a Franco Antonicelli, al quale consegnarono alcuni documenti
in originale, come lettere dIppolito
Nievo e un taccuino con appunti del loro nonno Romeo; ma Antonicelli non
pubblicò, né restituì questo materiale.
Gli eredi Bozzetti
possiedono un dattiloscritto, con correzioni a mano di Stefano e di Giuseppe
Bozzetti, e alcuni documenti e lettere depoca, come quella in cui Domenico
Rechiedei chiede a Romeo notizie sulla morte del fratello Enrico. Da questo
materiale eterogeneo traggo note biografiche di Romeo Bozzetti e notizie su
Enrico Rechiedei in parte inedite.
La firma di Enrico
Rechiedei appare su alcuni documenti dellIntendenza dei Mille, prodotti
durante il tragitto da Marsala a Palermo e conservati oggi nel Fondo Acerbi,
allArchivio Storico di Mantova. Sono testi inediti, scritti su foglietti
tagliati a mano; sono ricevute per lacquisto di pane, di formaggi, di
cavalli, per il noleggio di carretti, per compensi a trasportatori. Su questi
brevi documenti lidentità di chi si sottoscrive con il segno di croce
deve essere attestata dalla firma di due testimoni: ecco perché spesso compare
la firma di Rechiedei.
Romeo Bozzetti
nasce nel 1835 a S. Martino in Beliseto (Cremona). Frequenta il Ginnasio a
Cremona e il Liceo a Brescia e ha rapporti con Tito Speri. I suoi genitori
restano a Brescia, ma Romeo si trasferisce a Padova, iscritto a Matematica
e lì conosce Ippolito Nievo che studia Legge. Emigra a Nizza, dove insegna
al Collegio Nazionale e fa il giornalista. Nel 1859 si arruola nei Cacciatori
delle Alpi, come Rechiedei e come Nievo. Dopo Villafranca i tre si ritrovano
con Garibaldi in Emilia, ma qui la progettata Spedizione negli Stati Pontifici
sfuma. Mentre Bozzetti e Rechiedei sono amici fraterni e si frequentano, fino
a maggio 1860 non sono documentati rapporti con Nievo.
Alla notizia
che Garibaldi ha ideato una Spedizione in Sicilia, Romeo Bozzetti da Milano
gli scrive una lettera, in stile tacitiano, che Rechiedei ricopia in
bella scrittura. I due amici si recano anche a Genova, dove Garibaldi li informa
che la Spedizione è rimandata. Tornati a Milano, ricevono questo telegramma
in cifra: Caricate la merce migliore e venite subito. Essi lasciano
dunque Milano, insieme ad una settantina di garibaldini, tra i quali Nievo,
con lultimo treno del 5 maggio 1860 e arrivano a Genova appena in tempo
per salpare da Quarto.
A Talamone Garibaldi
organizza il Corpo di Spedizione. NellIntendenza, affidata a Giovanni
Acerbi aiutato da Paolo Bovi e da Francesco De Maestri, entrano Enrico Rechiedei
(di Salò), Ippolito Nievo, Romeo Bozzetti, Rodi, Francesco Curzio,
Enrico Uziel (di Venezia). Da questo momento Rechiedei e Bozzetti diventano
amici fraterni di Nievo.
Una notte, in
mare, mentre Bozzetti e Rechiedei dormono sul ponte, avvolti in duplice coperta,
vengono svegliati bruscamente da alcuni garibaldini rimasti senza coperte
di lana. Ne nasce unaccesa discussione. Enrico si dilegua e Romeo resta
solo, a difendere il prezioso vantaggio.
A Marsala Rechiedei e Bozzetti sono tra gli ultimi a lasciare il Piemonte, perché incaricati di sbarcare i pochi fucili, catenacci della Guardia Nazionale, portati da Genova. Arrestano alcuni pescatori, accorsi con le loro barche nellillusione che si tratti di un mercantile e li obbligano a trasferire i fucili. A terra le armi sono caricate su carretti.
Il passaggio
del nostro gruppo fu salutato da una bordata. Io e Rechiedei abbassammo istintivamente
la testa. Acerbi, impassibile, sorrise. Le palle passarono in alto.
Sulla strada per Calatafimi, Bozzetti, Rechiedei e Nievo, di scorta al treno dei viveri, sono improvvisamente abbandonati dai carrettieri siciliani, spaventati alla vista dei borbonici e dei garibaldini, già schierati in battaglia.
Col fucile
spianato li obbligammo a tirare innanzi.
Bozzetti non abbandona mai il suo zaino, avanzo della Campagna del 59, con dentro la biancheria e un salame portato da Milano e rimasto intatto fino a Palermo.
Là giunto,
io, Rechiedei, Nievo e altri ceravamo messi presso alcune donne
che ci davano da mangiare. Il mio salame, così gelosamente conservato, sparì.
Palermo, dove
Garibaldi entra alle prime ore della mattina del 27 maggio 1860, è una città
chiusa entro antiche mura e spartita in quattro da due arterie che sincrociano
in un punto chiamato i Quattro Canti di Città, dove langolo dei
palazzi è smussato. La strada Toledo-Cassero parte dal palazzo dei
Normanni (allora Reale) e arriva al mare, alla Cala Vecchia, che è un porto
greco-romano guardato dal Castellamare, una fortezza sorta su radici puniche.
A metà percorso, la via Toledo-Cassero è tagliata in due dalla strada Maqueda.
Il quartiere più antico è la Kalsa, dove si erge il palazzo Pretorio (oggi
palazzo delle Aquile), quasi allincrocio fra le strade Toledo-Cassero
e Maqueda.
Garibaldi entra
da porta Termini, traversa la Kalsa e occupa palazzo Pretorio, dove fissa
il suo Quartier Generale e installa lIntendenza. Ordina ad Acerbi di
alzare una barricata, per ostruire i Quattro Canti di Città.
Bozzetti e Menotti
Garibaldi hanno lidea di servirsi dei ponti mobili che il Municipio
utilizza sulle strade in caso di pioggia, poiché a Palermo mancano le fognature.
Cinque fregate borboniche, ancorate nel porto grande, bombardano la città
dirigendo i colpi su palazzo Pretorio, ma distruggendo un vicino convento.
I garibaldini appendono davanti ai Quattro Canti il sipario del teatro Bellini,
in modo da chiudere la visuale, impedendo così al generale borbonico Ferdinando
Lanza, rintanato a palazzo Reale, ogni comunicazione a mezzo telegrafo ottico
con le sue cinque fregate e con Castellammare, dove è acquartierato il grosso
delle sue truppe.
Unimprovvisata orchestrina suona accanto alla barricata dei Quattro Canti una canzone popolare:
Patriotti, patriotti
su corriamo in riva al Po
Ad ogni bomba che fischia sulla testa dei suonatori, questi allungano senza volerlo il tempo di musica.
I
Bummi! Maria ne scampi! _ gridano alcuni palermitani spaventati.
La notte del 29 maggio Bozzetti e Rechiedei si addormentano ad ora tarda, in una stanza al pianterreno di palazzo Pretorio, stremati dalle convulse giornate della presa di Palermo. La mattina del 30 Acerbi li sveglia in modo brusco, accusandoli di poltrire, mentre il sole è già alto allorizzonte.
Rechiedei,
più sensibile e più zelante di me, si alzò subito e corse fuori; io invece
nicchiai un po e solo dopo un quarto dora uscii a raggiungere
lamico sulla grande barricata di via Toledo ai Quattro Canti, ma lo
raggiunsi morto.
Muro esterno del Comune di Salò. Lapide che ricorda i cadudi (foto F. Samaritani)
Trova una barella e ordina a due picciotti di portare il corpo in un luogo adatto alla sepoltura. Mentre le bombe piovono su Toledo, la triste compagnia si dirige alla chiesa sconsacrata dello Spasimo, nome che stranamente si accorda con lo stato danimo di Romeo Bozzetti. Egli minaccia con la spada i due picciotti, rei di scuotere la barella.
Le esequie
per il povero morto furono il mio pianto; nel mio dolore, gettandomi sopra
di lui, piangendo maledicevo la triste sorte dellamico.
Bozzetti annuncia
terribili castighi ai due poveri picciotti, in caso non sia eseguito
lordine di seppellire lamico nel luogo più onorevole della chiesa.
Signorino, statene certo!_ rispondono spaventati
i due, con grandi inchini.
In mattinata
Garibaldi incontra il generale Ferdinando Lanza a bordo della nave inglese
Hannibal e sottoscrive con lui laccordo per una prima tregua
di 24 ore, con decorrenza da mezzogiorno del 30 maggio.
Allo scadere
della prima tregua, cioè a mezzogiorno del 31 maggio, Crispi e Lanza firmano
una seconda tregua di tre giorni, seguita senza interruzioni da una terza
ed ultima tregua, con la quale i borbonici consegnano Palermo nelle mani di
Garibaldi.
Dal mezzogiorno
del 30 maggio, in città ogni combattimento è sospeso.
Il 23 luglio
1860 il quotidiano milanese La Perseveranza pubblica un Resoconto
amministrativo della Spedizione dei Mille, da Quarto a Palermo. Scritto da
Ippolito Nievo, è firmato dallintendente generale Giovanni Acerbi. Rechiedei
è ricordato a Calatafimi, dove ha partecipato alla battaglia fin dal primo
assalto, mentre Bozzetti, Nievo e Uziel distribuivano il pane alle Compagnie
in attesa di entrare in azione. Con queste parole il Resoconto Nievo-Acerbi
ricorda poi la morte simultanea di Rechiedei e di Uziel:
E qui mi sia lecito consacrare una riga alla memoria
di due carissimi giovani miei ufficiali, ed amici, i quali il mattino del
30 maggio, mentre in mia presenza animavano la gente alla costruzione della
barricata di Santa Catterina, bersagliata continuamente dalle palle, e dalla
mitraglia nemica, giacquero vittime del loro coraggio, e del loro amore per
la patria. Enrico Rechiedei di Brescia, antico Cacciatore delle Alpi, ferito
gravemente a Varese, Enrico Uziel di Venezia, giovinetto di 16 anni sfuggito
dalla sorveglianza de suoi per accorrere alla impresa di Sicilia, dopo
esserci stati compagni nelle varie fatiche e nei molteplici pericoli della
Campagna, dopo aver pugnato nelle prime file a Calatafimi, ed a Palermo, giacquero
insieme estinti dallultima palla di cannone che lanciarono le artiglierie
napoletane, ed ora dormono insieme leterno sonno nella chiesa dello
Spasimo; ricordo dolce insieme, ed amaro a colleghi superstiti, cagione
di lagrime alle famiglie lontane, vanto novello dItalia, e nuovo esempio
di valore a suoi figli.
Giuseppe Cesare
Abba nelle Noterelle, pubblicate nel 1880, scrive che Rechiedei è morto
il 29 maggio; ma questa data non corrisponde allultima palla di canone.
Ippolito Nievo
ha scritto in un biglietto, indirizzato a Bice Melzi dEril e datato
alla fine Palermo 4 giugno 60:
Oggi avrei potuto mandarti una lunghissima lettera,
invece il Vapore parte subito e non posso avventurare che questo biglietto
in fretta in fretta_ Sono ancor vivo; e stanotte ho dormito sopra mezzo milione
di piastre perché sono Tesoriere della Sicilia. _ Ora cè tregua _ Quanto?
Perché? Il Diavolo lo sa _ Sono stanco, mi tarda lora di riveder Milano,
se
oh, ma spero che ci rivedremo! I due Cairoli, feriti allentrata
a Palermo, migliorano; jeri una palla di cannone portò via la testa ai due
ufficiali che mi ajutavano _ la mia è ancora passabilmente buona, malgrado
il lungo e multiforme lavoro.
Fino a questo
punto la lettera, a mio avviso, è stata scritta la mattina del 31 maggio 1860
e non il 4 giugno: corrispondono infatti
sia la data della morte di Rechiedei e di Uziel, (il giorno precedente) sia
il clima dincertezza durante la prima tregua. Il resto della lettera,
più discorsiva perché parla di mosche, caldo, accattoni, cenci, bel cielo
bel mare, bei sorrisi e molta paura, si adatta invece ad una data posteriore,
come il 4 giugno, giorno in cui Ippolito Nievo ha probabilmente concluso la
lettera, aggiungendo la data. Non sono infrequenti nellepistolario di
Nievo missive scritte nellarco di più giornate.
La correzione
di data di questa lettera pone un diverso e più importante problema.
Dal 26 maggio
al 1 giugno 1860 le casse della Tesoreria palermitana restano chiuse e il
palazzo delle Finanze, dove sono materialmente depositate le riserve monetarie
della Sicilia, è sigillato e guardato a vista da una Compagnia di Pionieri
borbonici. Da dove proviene allora quel mezzo milione di monete dargento,
che corrispondono ad un decimo di tutte le riserve, pubbliche e private, conservate
a Palermo a palazzo delle Finanze? Ippolito Nievo, nella notte fra il 30 e
il 31 maggio 1860 dormì sopra mezzo milione di ducati dargento. Da dove
venivano?
Ma questa è unaltra
storia, che non centra con la morte di Rechiedei.
Fausta Samaritani
© 2002-2011 Fausta
Samaritani.
Per l'onore di Garibaldi, racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanìs Nievo. La Presentazione di Stanislao Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.
Nota dell8 febbraio 2011. 9 documenti inediti dellIntendenza dei Mille, prodotti durante il tragitto da Marsala a Palermo e conservati allArchivio di Stato di Mantova (Fondo Acerbi, b. 2) sono stati pubblicati sul CD_Rom Ippolito Nievo, le pagine emerse, Scritti inediti di Ippolito Nievo raccolti e commentati da Fausta Samaritani, N. 6 della Collana Web-Rin Letterario diretta da Fausta Samaritani, I ediz. 27 aprile 2007 (edizione riservata a biblioteche) file: DocumentiMille.htm. Consultare il sito www.sbn.it per individuare le biblioteche che possiedono il CD_Rom.