Documentazione inedita su Ippolito Nievo politico

Lettere edite e inedite, scritte da Ippolito Nievo

Lettere edite e inedite di natura politica, scritte da Ippolito Nievo per conto di Giovanni Acerbi

Introduzione

di Fausta Samaritani

 

1 - Il Direttore generale della Guerra

Libro dimenticato dagli storici d’area garibaldina, nel 1892 il Generale Thaon di Revel [1] pubblicava Da Ancona a Napoli. Miei ricordi. Nel 1860 era un semplice colonnello, al seguito di Cialdini.

“ Di ritorno da Palermo – scrive Revel – Fanti[2] mi fa chiamare a palazzo reale[3], ov’era alloggiato, e mi dice che erasi deciso di nominarmi Direttore generale del Ministero della Guerra in Napoli, invece di Cugia[4]che non era che provvisorio: non farei parte del Consiglio di Luogotenenza[5], perché non dipenderei che da lui.”

L’11 novembre 1860 Cavour aveva firmato il Decreto di scioglimento dell’Esercito Meridionale, cioè garibaldino: i Volontari potevano o entrare nell’Esercito regolare piemontese con una ferma biennale, oppure chiedere le dimissioni con sei mesi di paga; ma gli ufficiali, per essere ammessi nell’Esercito, dovevano sostenere un esame. 

Iniziava per Revel il compito arduo, perché a Napoli i garibaldini si dimostrano schivi d’ogni disciplina: spesa la piccola liquidazione dei sei mesi di paga, molti chiedevano la carità oppure creavano disordini in piazza. A fine dicembre 1860 Fanti rientrò a Torino, lasciando a Revel un amplissimo margine di manovra a Napoli.

Revel chiamò alle armi le ultime quattro classi dei soldati ex borbonici, con il vantaggio di diminuire gli sbandati di quell’Esercito. Meno generoso si mostrava invece con i garibaldini. Grave era la questione dei contratti di forniture militari, firmati dall’Intendenza Generale garibaldina, diretta da Giovanni Acerbi: poiché alcuni fornitori non avevano rispettato i patti di consegna si arrivò ad un compromesso che salvò l’erario da altri esborsi, danneggiando il meno possibile i fornitori.

Revel distingueva nell’Esercito Meridionale tre categorie di combattenti:

– Volontari che avevano seguito Garibaldi nel ’48 e nel ’59. Volontari del ’60 già appartenenti all’esercito piemontese o alle file borboniche: in genere erano esperti e disciplinati.

– Corpi irregolari, spesso formati da stranieri, che si erano costituiti in modo disordinato, a volte caotico.

– Vere bande ausiliarie insurrezionali, prive d’ogni regola e disciplina.

Nella “fantasiosa enciclopedia degli ausiliari”, come egli la chiamava, c’erano i Cacciatori dell’Ofanto e del Taburno, le Legioni dei Diavoli rossi e neri: come distinguere i veri dai falsi garibaldini?

Il Decreto del 1° febbraio 1861 scioglieva definitivamente il Comando dei Volontari e ne disponeva il trasloco in Piemonte. L’Intendenza Generale garibaldina era trasferita a Torino.

Nessun provvedimento di trasferimento fu preso al momento nei confronti dei Volontari rimasti in Sicilia, da dove tutto l’ex Comando garibaldino traslocò a metà giugno 1861.

“L’Intendente Acerbi[6] – scrive Revel – m’era sulle prime sospetto, perché credevo che avrebbe favorito i Volontari anzitutto. Dovetti con piacere convincermi ch’egli lottò coscienziosamente contro le pretese ingiuste, e gli invidiosi imbrogli che lo assalivano.[…] Nello stesso modo che riconobbi onestà in Acerbi, egli si convinse che non avevo astio, né prevenzione contro i Volontari, ma volevo le cose giuste. Così si andò d’accordo, e credo si risparmiò non poco denaro allo Stato, dando bensì ampiamente il dovuto, ma impedendo numerose truffe e scroccherie.”

I ricordi di Revel sono stati scritti molti anni dopo gli eventi narrati. Egli non nomina mai Ippolito Nievo. Un’efficace ed appassionata risposta di parte garibaldina, in difesa dei Volontari così precipitosamente licenziati, è presente in alcune minute di lettere e di memorie, fino ad oggi inedite e per la prima volta qui pubblicate: sono state scritte da Nievo per conto d’Acerbi e oggi fanno parte dell’Archivio Acerbi, conservato all’Archivio di Stato di Mantova. Se tra le carte dell’Archivio di Stato di Torino non si trovano le corrispondenti lettere e memorie (ma la ricerca non è completa) è verosimile che queste minute di Nievo non siano mai state trascritte e spedite.

 

2 - L’ultimo Nievo

Gli scritti politici garibaldini d’Ippolito Nievo fino ad oggi noti sono i due Resoconti amministrativi dell’Esercito Meridionale, pubblicati su “La Perseveranza” il 23 luglio 1860 (con firma Acerbi) e il 31 gennaio 1861 (con firma “N.”) e il “Giornale della Spedizione di Sicilia”, pubblicato il 17 luglio 1860 su “Il Pungolo”. Più che uno scritto politico, quest’ultimo è un sintetico racconto della Spedizione dei Mille, dalla partenza da Quarto fino all’entrata di Garibaldi a Palermo.

Un’importante lettera politica garibaldina indirizzata a Crispi, scritta da Nievo ma firmata da Acerbi, è stata da me pubblicata[7]. Ritengo utile presentarla di nuovo, per completare una sequenza di scritti politici nieviani garibaldini, editi e inediti. Oltre al testo, anche la calligrafia è sicuramente di Nievo. Si tratta di una lettera di protesta, contro la decisione presa da Domenico Peranni[8], Ministro della Finanze del Governo Dittatoriale garibaldino, di limitare ad appena 1.000 ducati il fondo spese giornaliero dell’Intendenza garibaldina: per cifre superiori, Peranni pretendeva un’esplicita richiesta da parte del Ministro della Guerra Vincenzo Orsini. (Documento N. 1).

Tre lettere edite nei “Carteggi di Cavour”, firmate da Giovanni Acerbi e indirizzate al Ministro della Guerra Vincenzo Orsini, sono attribuibili non ad Acerbi bensì alla penna di Nievo, per palese unità di stile con altre lettere. Non mi è stato possibile controllare la calligrafia. (Documenti N. 2, 3 e 4).

Nell’Archivio di Luigi Naselli Flores[9], oggi conservato a Marsala presso la locale sede dell’Istituto Internazionale di Studi G. Garibaldi, ho trovato un’altra lettera politica inedita, scritta da Nievo per conto d’Acerbi e indirizzata ad Agostino Depretis, Prodittatore di Garibaldi in Sicilia. Oltre al testo, anche la scrittura è sicuramente di Nievo. (Documento N. 5).

Il 15 dicembre 1860, in partenza da Palermo per Napoli, su carta intestata “Intendenza Generale dell’Esercito Nazionale in Sicilia” Nievo scrive a Sirtori una lettera elettorale. Arrivato il giorno dopo a Napoli, la fa firmare ad Acerbi, che sottoscrive anche una seconda lettera elettorale, scritta sempre da Nievo e indirizzata a Crispi. In quest’ultimo caso interviene un amanuense che ricopia il testo. E’ verosimile che nella stessa occasione siano state spedite altre simili lettere elettorali. (Documenti N. 6 e 8).

Sempre a Napoli, Nievo compone una lettera per Luigi Salviati, rimasto a Palermo a dirigere al suo posto la Vice Intendenza dell’Esercito Meridionale. E Acerbi, anche questa volta, la sottoscrive. (Documento N. 7).

Altra missiva, nota finora come opera d’Acerbi ma scritta da Nievo, è quella indirizzata ad Agostino Bertani[10] il 7 febbraio 1861. Anche in questo caso, il testo e la calligrafia appartengono sicuramente a Nievo. (Documento N. 9).

Ma la messe più straordinaria di lettere e di memorie politiche garibaldine inedite le ho trovate nell’Archivio Acerbi, all’Archivio Storico di Mantova: sei minute di missive o di memorie, alcune molto lunghe, una in due diverse versioni. (Documenti N. 10, 11, 13, 13a, 14 e 15). Nello stesso Archivio Acerbi c’è un settimo documento, pubblicato in modo scorretto e come scritto da Giovanni Acerbi, mentre stile e grafia appartengono sicuramente a Nievo. (N. 12). I documenti 12, 13, 13a e 14 sembrano facessero parte di un unico piccolo fascicolo, e i primi tre sono anche scritti sullo stesso tipo di carta. I documenti 10 e 11 sembra appartenessero ad un diverso fascicolo.

Chiude questa serie un’ultima lettera, già nota come opera di Nievo; si tratta della minuta d’una missiva che, se spedita, è stata sicuramente firmata da Acerbi, perché scritta in risposta ad una lettera a lui indirizzata, il cui mittente è stato erroneamente individuato da Marcella Gorra in Paolo Cibo Ottone, mentre è Genova Thaon di Revel. (N.16 e 16a).

 

3 - Lo stile del vice Intendente

In pochi anni Ippolito Nievo aveva maturato una varia e prodigiosa esperienza come giornalista. Aveva collaborato a periodici umoristico-letterari di Leone Fortis che, grazie all’opprimente censura austriaca, ebbero vita corta e stentata; aveva scritto sulla “Lucciola” di Mantova fondata da Luigi Boldrini, sui periodici milanesi di Vincenzo De Castro, sulle riviste di Alessandro Lampugnani e di sua madre Giuditta dedicate ad un pubblico femminile[11] e su altre testate venete e lombarde[12].

Dalla feconda pratica come giornalista, egli aveva tratto la convinzione che la censura – risultato contrario a quello che si era proposto – aveva iniziato il pubblico a captare le minime sottigliezze umoristiche, le piccole allusioni polemiche. Era consapevole che, soprattutto attraverso i giornali, la nuova classe politica avrebbe maturato le sue scelte; sapeva che nell’Italia Unita la stampa avrebbe svolto un’indispensabile funzione di promozione morale e civile, ma anche di critica all’operato del governo: ecco perché, nella chiusa di certe sue lettere politiche, si trova quell’accenno al “Tribunale dell’opinione pubblica” che egli non considerava una minaccia, bensì la misura dello stato di salute della democrazia. 

Nell’arduo compito di mediare con i giornali che sostenevano il Governo di Cavour, Nievo era un isolato. Ecco, ad esempio, che cosa Massara scriveva ad Acerbi, da Milano, il 23 gennaio 1861: “La Perseveranza” l’organo della consorteria più perniciosa che abbia il paese, mesta nella pentola, usa l’intrigo più raffinato, condisce i suoi articoli con tutti gli ingredienti, e sotto il manto dell’indipendenza, e della lealtà, insinua nelle masse il veleno delle più false insinuazioni[13]”.

 

4 - Difesa dello Stato e dell’Esercito garibaldino

Tutti avevano ragione: Revel aveva ogni diritto di chiedere ad Acerbi la contabilità dell’Esercito garibaldino, per poterla inserire nel bilancio del Ministero della Guerra per il 1860; il Ministro delle Finanze Vegezzi, di avere i dati contabili di tutti i Ministeri, per presentare alla Camera e al Senato il bilancio dello Stato per l’anno 1860; Acerbi aveva il diritto di trovarsi in difficoltà nel fare i conti, date la particolare struttura dell’Esercito dei Volontari e la fretta con cui si era svolta la Campagna Meridionale; Nievo infine aveva diritto di proteggere l’improvvisazione degli amministratori, la poca esperienza bellica dei Volontari, il loro equipaggiamento inusuale e incompleto, il numero inusitato dei loro ufficiali.

Di fronte a Revel, a Fanti, a Cialdini usciti dalle Accademie militari con in testa lo stereotipo del militare, obbediente, marziale, disciplinato e completamente equipaggiato, Nievo scagionava appassionatamente il volontario garibaldino, a volte troppo giovane, oppure troppo anziano per il grave compito di portare le armi. Il garibaldino era spesso indisciplinato, perché non abituato a ricevere ordini; non portava zaino, perché l’ingombro non si adattava alla tecnica della guerriglia; ma in compenso era dotato di coraggio e di vero amor patrio: su queste due sole cose Garibaldi contava e per questo vinceva e queste due cose Nievo appassionatamente difendeva.

Le minute edite e inedite di Nievo dimostrano anche che fino all’ultimo egli si sostituì ad Acerbi nel far da scudo, di fronte a Ministri del Governo di Cavour, all’Intendenza Generale dell’Esercito garibaldino, e quindi all’operato d’Acerbi che ne era il primo responsabile.

A paragone, le lettere “politico-diplomatiche” sicuramente di mano d’Acerbi, sono più dirette, rozze, frammentarie, mancano della sottile ironia che è tipica di Nievo, di quell’educata distanza verso il superiore gerarchico che non è soggezione ma rispetto dovuto, di quella punta d’orgoglio che marca le differenze di grado, ma in ambito esclusivamente militare, quindi esige attenzione e considerazione dal superiore di grado, in nome del bene della Patria comune e in vista di un prossimo ritorno alla vita civile, quando certe differenze gerarchiche non avranno più alcuna ragione di esistere.

Alcuni documenti, inediti e per la prima volta qui pubblicati, gettano una luce inquietante su Giovanni Acerbi, sia come Intendente Generale dell’Esercito Meridionale, sia come amico e confidente d’Ippolito Nievo.

La difficoltà di arrivare ad un bilancio contabile complessivo della Spedizione è documentata da due minute di Nievo quasi contemporanee, ma nelle quali le partite e le cifre sono dissimili. (Documenti N. 13 e 13a). Dopo la pubblicazione su “La Perseveranza” del 31 gennaio 1861 del secondo Resoconto di Nievo, a complicare ulteriormente le cose era intervenuto un opuscolo con i dati contabili della Cassa Centrale pel Soccorso a Garibaldi gestita da Agostino Bertani, alla quale erano arrivate anche contribuzioni volontarie. Poiché questa Cassa aveva sostenuto una parte delle spese della Spedizione garibaldina, bisognava pubblicare un nuovo Resoconto, complessivo di tutte le partite in entrata e in uscita.

Nievo non considerava gli impegni del Governo verso il Parlamento, per la presentazione del bilancio dello Stato e sottovalutava i problemi d’ordine pubblico a Napoli. La relazione della Luogotenenza, presentata da Costantino Nigra[14] a Cavour il 20 maggio 1860, dipinge a fosche tinte la situazione economica e sociale nel Napoletano.

Nel bilancio finale dello Stato per il 1860, risultano Lire 455.316.226 d’introito, mentre erano previste Lire 547.600.899. Le spese ammontano a 829.875.728 Lire, mentre erano previste Lire 608.520.941: quindi alle entrate mancarono Lire 92.284.673 e le uscite eccedettero per Lire 221.354.787. La differenza, prevista in Lire 60.920.042, fu invece di Lire 374.559.502. La situazione contabile era quasi tragica. Negli anni precedenti c’era stato un residuo passivo di Lire 42.859.590, così l’eccedenza complessiva della spesa, nel bilancio finale del 1860, lievitò a Lire 417.419.092.

A carico del bilancio 1861 fu trasferita una passività di Lire 15.174.496, per rimborsi ai Banchi di Napoli e di Palermo di spese “garibaldine” e “borboniche”, impossibili da contabilizzare nel bilancio del 1860.

Giovanni Acerbi presentò il suo rendiconto, con ingiustificabile ritardo, a settembre 1862, versando nelle casse dell’Erario una piccolissima differenza risparmiata. I suoi dati furono contestati.

L’Unità d’Italia portò al completo disastro economico. Nel 1860 le Regioni erano tutte in perdita secca, tranne le Marche che erano in pareggio e il piccolo Abruzzo, in lieve attivo.

Sul letto di morte, Cavour si chiedeva con angoscia se gli italiani avrebbero sottoscritto il prestito di 500 milioni, che serviva a pareggiare i bilanci dello Stato. Gli italiani capirono, sottoscrissero quel prestito enorme: ma negli anni successivi il debito crebbe, fin rendere inevitabile il corso forzoso, grazie al quale lo Stato non rimborsò più il suo debito ai sottoscrittori.

Ma l’Italia era diventata una Nazione unita, riconosciuta e sovrana.

Fausta Samaritani

© 1999-2011 Fausta Samaritani

Per piacere non copiate questo testo che mi è costato tempo, fatica e denaro. F. S.

Vedi anche. Indice di Per l'onore di Garibaldi

Messo in rete il 6 marzo 2011

Ippolito Nievo informa www.ippolitonievo.info

Questo testo integra Per l'onore di Garibaldi, un racconto lungo basato su ricerche personali svolte nell'arco di 11 anni in archivi e biblioteche, che è stato pubblicato il 15 luglio 2002 (II edizione, aprile 2005), in questa stessa veste editoriale, sul CD-Rom fuori commercio Sito della memoria Ippolito Nievo, n. 2 della Collana Web-ring Letterario, diretta da Fausta Samaritani, e donato a Archivi e a Biblioteche italiane. La lunga ricerca aveva portato a diverse redazioni, rimaste dattiloscritte, con tre diversi titoli: Naufragio al marsala, Ercole, addio!, Il Tesoro di Garibaldi. Il titolo definitivo è stato concordato con Stanislao Nievo. La Presentazione di Stanìs Nievo è tuttora inedita. F. S. Tutti i diritti sono riservati. Vietato creare collegamenti e copiare testo e immagini di questa pagina.

Trascizione delle lettere inedite edite Acerbi e Nievo



[1] Genova Thaon di Revel (1817-1910), generale, nato a Genova. Combatté in Crimea. Nel ’67 fu Ministro della Guerra del Gabinetto Rattazzi.

[2] Manfredo Fanti (1808-1865), generale dell’Esercito piemontese. Partecipò alla Campagna di Crimea e alla guerra del ’59. Nel ’60 comandò il Corpo di Spedizione piemontese nell’Italia Meridionale. Nel ’60-’61 fu Ministro della Guerra del Gabinetto Cavour.

[3] A Napoli. Era il 6 novembre ’60.

[4]Effisio Cugia (1818-1872), generale cagliaritano. Combatté a Goito e a Novara. Nel ’59 comandò il Collegio Militare di Milano. Nel ’60 era nello Stato Maggiore di Cialdini.

[5] Luogotenente del Re a Napoli era Luigi Carlo Farini (1812-1866), poi sostituito da Eugenio di Savoia Carignano (1816-1888), coadiuvato da un Gabinetto locale dove non esistevano né un Ministro degli Esteri, né della Guerra, poiché queste competenze erano nelle mani dei Ministri di Cavour.

[6] Giovanni Acerbi (1825-1869), di Castelgoffredo MN, combatté nel ’48 per la difesa di Venezia. Condannato a morte in contumacia nel processo di Belfiore. Intendente generale dei Cacciatori delle Alpi nel ’59, nella Spedizione dei Mille, poi nella Campagna del ’66. Seguì Garibaldi sul Continente, lasciando a Palermo Nievo come suo Vice Intendente. Eletto deputato.

[7] “Samaritani” pp. 62-64 e ill.

[8] Domenico Peranni (1803-1875), banchiere trapanese. Era Governatore del Banco di Palermo all’entrata di Garibaldi nella città. Il 7 giugno ’60 fu nominato Ministro delle Finanze del Gabinetto Crispi.

[9] Luigi Naselli Flores (1803-1889), di Mazzara. Partecipò alla rivoluzione siciliana del ’48. In esilio ebbe relazioni epistolari con mazziniani. Entrò nell’Intendenza garibaldina i primi di giugno ’60, fu poi Ispettore presso i “picciotti” comandati da La Masa, quindi portavoce della Prodittatura Depretis presso l’Intendenza garibaldina.

[10] Agostino Bertani (1812-1886), chirurgo genovese, deputato dell’estrema sinistra. A maggio ’60 organizzò a Genova un Comitato per raccogliere offerte per la Sicilia. Raggiunse poi Garibaldi in Calabria e lo seguì fino a Napoli.

[11] Per l’elenco delle collaborazioni giornalistiche di Nievo vedi: Patrizia Zambon “Scritti giornalistici di Ippolito Nievo”, in “Quaderni veneti”, a. 1991, n. 14. Dall’elenco togliere sei scritti firmati con lo pseudonimo “Fantasio”, che non cela Nievo ma Michele Uda Bayle.

[12] Leone Fortis (1824-1898), drammaturgo e giornalista triestino. Scrisse su “Caffè Pedrocchi”, “Alba” e “Corriere mercantile”. Fondò e diresse i periodici “Quel che si vede e quel che non si vede”, “Il Pungolo”, “Panorama” e “Ciarla”. Su “La Lucciola” di Luigi Boldrini scrissero anche Paride Suzzara Verdi, Giovanni Arrivabene, il dottor Soresina, Carlo e Luigi D’Arco. Vincenzo De Castro (1808-1886) professore di letteratura a Padova. Scrisse sul “L’Educatore” e il “Giovinetto italiano”. A Milano fondò “Il Caffè”. Sui periodici di proprietà d’Alessandro Lampugnani scrissero anche Arnaldo Fusinato e sua moglie Erminia Fuà.

[13] ASMn, Archivio Acerbi, b.4.

[14] Costantino Nigra (1828-1907), politico, letterato e filologo piemontese. Volontario nel ’48, ambasciatore a Parigi dal ’58 al ’76, per alcuni mesi nel ’61 fu a Napoli il Segretario del Luogotenente Eugenio di Savoia Carignano.