La patria

Giornaletto politico educativo

Istruzione popolare. Biografie contemporanee. Fasti della guerra. Racconti Proverbi. Canzoni. Letture per tutti

Redattore Giovanni De Castro

 

 

Il numero 1 del nuovo giornale «La Patria», di cui era proprietario, ideatore e redattore unico Giovanni De Castro, uscì a Milano il 12 giungo 1859 mentre era in corso la II Guerra d’Indipendenza. Erano previsti due numeri la settimana: il giovedì e la domenica. La redazione era in Contrada della Cervetta (casa Visconti) N. 1 rosso. Alla Biblioteca Civica Joppi di Udine si conservano alcune lettere scritte da Ippolto Nievo a Giovanni de Castro.

 Ippolito Nievo aveva collaborato, con poesie, poi raccolte nell'opuscolo di versi Le Lucciole, con corrispondenze e con la novella campagnuola La pazza del Segrino al giornale milanese «Il Caffè», diretto da Vincenzo De Castro, padre di Giovanni: un foglio che ebbe una esistenza breve e uscì, solamente per alcuni mesi, nel 1855. Quando gli era arrivata la novella della fine de «Il Caffè», Nievo aveva scritto a Giovanni, il 24 agosto 1855: «Certo la sua vita fu breve, ma onorata; certo ne accompagneranno le esequie i compianti dei buoni e degli assennati, certo più d’ogni altra cosa tu puoi superbire dessergli stato buon Duca nei labirinti lombricosi e malfidi della nostra letteratura periodica. La sua epigrafe può servirgli depitaffio senza bugia _ Fece quanto poteva per la patria nostra. Questo sia a te conforto pel passato, sprone per lavvenire.» (Ippolito Nievo, Lettere, a cura di Marcella Gorra, Mondadori, 1980, p. 361)

Il 12 giugno 1859, giorno dell'uscita del primo numero de «La Patria», Nievo vestiva la camicia rossa delle Guide dei Cacciatori delle Alpi e si trovava tra Bergamo e Brescia. Di questa localizzazione fanno fede due lettere, scritte da Nievo il 7 giungo da Bergamo e il 15 giugno da Brescia, in cui manda sue notizie ai cugini Carlo e Bice Gobio.

La nuova testata «La Patria» ebbe una vita ancor più effimera del defunto foglio «Il Caffè», poiché se ne conosce solamente il primo numero, che è conservato a Milano, nelle raccolte del Museo del Risorgimento.

Saltiamo il “patriottico” I nostri fratelli di Piemonte e la biografia elogiativa di Napoleone III, scritta con un tono che oggi fa sorridere; saltiamo anche I fasti della guerra, dove sono raccolte notizie, non si sa bene quanto controllabili e quanto effettivamente controllate, su episodi isolati della guerra in corso. Concentriamoci sul pezzo Il supremo bene dell’indipendenza.

 

A conoscere tutto il pregio di una cosa nulla è meglio che perderla; e sventurati e fortunati insieme coloro che fanno la prova.

Questi è beneficio di sciagura che ci apprende tutta la virtù di ciò, che poi racquistiamo a merito di sangue e d’eroismo.

Un esempio per tutti.

Chiedete al greco qual bene sia l’indipendenza, a noi italiani chiedetelo, alla vigilia di riconquistare tanta benedizione del cielo: perocché tale speranza ci arride sicura, sicuri come siamo degli sforzi supremi di tutti.

Noi diremo a coloro che gemono schiavi e non trovano così forte coscienza del bene cui aspirano da fortemente volerlo e disperatamente acquistarlo:

L’indipendenza ci è ora, e più che prima conoscendola, sacrosantissima: gli averi, gli onori, la vita non ci rilevano a petto di essa; senza di essa, vorremmo mille volte la morte.

L’indipendenza è la luce degli occhi della nazione _ è il respiro della sua anima.

L’indipendenza è quel bene, che assicura e produce tutti gli altri, l’unione, la fratellanza, i liberi ordini.

Qual unione, quando lo straniero nel divederci, scorge modo d’opprimerci; e ci vuol tener discordi e nimici, perché non ne venga fatto riprecipitare compatti su di lui?

Quale fratellanza, quando ogni fratello vede un delatore nel suo fratello?

Quale libertà quando il bastone, il cannone, la forca sono mezzi necessarii al governo?

Or vedete che senza l’indipendenza non vi può essere né fratellanza, né libertà.

E non prosperità, né ricchezza.

Tutto questo noi sappiamo più che mai, noi ritornati liberi coll’ajuto del cielo e coll’opera de’ martiri di tanti anni, e de’ nostri fratelli di Piemonte e di Francia. […]

 

19 maggio 2007

Ippolito Nievo informa www.ippolitonievo.info