Scapigliatura milanese

di Fausta Samaritani

1. La fine di Antar

La rivista milanese "Il Pungolo", sulla cui testata trionfava l’immagine del diavolo volante e zoppo Asmodeo, pubblicò nel numero del 7 marzo 1857 una nota, datata 28 febbraio 1857 e firmata "La Redazione", come introduzione dell’ultimo articolo di Temistocle Prola che aveva collaborato sia come disegnatore, sia come scrittore. Non ne siamo certi, ma per la semplicità e la chiarezza del linguaggio, questa nota introduttiva è attribuibile a Giovanni Rajberti.

L’articolo che qui pubblichiamo è di Temistocle Prola. Fu l’ultimo lavoro della sua penna, come l’ironica faccia di Asmodeo e il suo bieco sogghigno furono gli ultimi segni della sua matita.

Forse in quel sogghigno mordente, e nell’acre sconforto di Antar sta la parola finale del dramma terribile che si compiva la sera dello scorso Venerdì grasso.

Temistocle Prola, giovine di 24 ani, adorato da una famiglia che adorava, ricco d’ingegno, pieno di cuore, che malamente celava sotto un’apatia di apparato gli ardenti entusiasmi di un’anima di Poeta e di Artista, si uccise… miseramente…atrocemente.

Fu delirio in lui… non v’ha dubbio_ma quali cause lo trassero a questo delirio? Ad ogni notizia di suicidio noi domandiamo se la Società non abbia ad impallidire… o ad arrossire… ma la Società o non pensa, o non cura… e le mascherate dei "pierrots" e dei "debardeurs" passano schiamazzando per la contrada di Santa Redegonda, mentre si porta all’Ospitale lo sfracellato cadavere del suicida; e la funerea notizia, mormorata al Veglione della Scala in mezzo ad un affascinante "galoppe" di Giorza, venne a strappare De Albertis ai provocanti scherzi di due eleganti "domino" bianchi, e a gelare e sorriso e sogghigno sulle labbra di Cletto Arrighi.

Il testo completo è sui CD-ROM numero 1 e numero 3

Teorico del nuovo corso letterario è Carlo Righetti_più noto con lo pseudonimo anagrammatico Cletto Arrighi_che nel 1862 pubblica un romanzo, dal titolo La Scapigliatura e il 6 febbraio. Ma la dizione "scapigliatura" è più antica. Lo stesso Arrighi ha già usato questo termine su l’ Alamanacco del Pungolo per il 1858, in un lungo articolo intitolato appunto La Scapigliatura milanese e in cui confessa di non averne inventato la terminologia, ma di averla applicata ad un ristretto gruppo di letterati che gravitano su Milano, dove vivono in modo disordinato e a volte precario. In quella occasione Arrighi ha ricordato la tragica fine del suo amico Temistocle Prola, mente geniale ma confusa e dilaniata, che si nascondeva dietro lo pseudonimo di "Antar". Dopo quel tragico evento, il termine "scapigliato" assume anche il significato di "maledetto".

L’ultimo articolo di Temistocle Prola apparve dunque su "Il Pungolo" del 7 marzo 1857. Traeva spunto da un sigaro, regalatogli da Leone Fortis, il direttore della rivista. Dopo la fine di "Antar" Fortis chiese al pittore De Albertis di ridisegnare la testata della rivista. Ne venne fuori una immagine, in cui si vede il diavolo zoppo e volante Asmodeo che con un pungolo scompiglia una piccola folla e colpisce al cuore Prola che si lascia sfuggire dalle labbra sfatte un sigaro.

Il cigaro d’Avana

di Antar

Scrivere?… Chi legge? E di che scrivere, quando una generazione di attediati e di fastiditi brancica, sbadigliando, i libri del grande, e, dopo averli sfogliazzati sbadigliando, li depone come una soma di piombo?_Scrivere?_meglio fumarsi un buon cigaro d’Avana sdrajato sui velluti di un caffè al fianco della maldicenza e della noja. Son così dolci, così voluttuosi i baci di queste figliuole dell’ozio…_Oh! siete le benedette, o bellissime sorelle!… Ma voi mi fuggite?…_E perché?…_Ah! voi sogghignate?

Ho capito! Antar, sovvienti delle miserie d’Israele: Passarono i viandanti e le belle di Babilonia, e risero dé suoi dolori e si preser beffe della sua miseria. La maldicenza e la noja sono le meretrici dei fortunosi_Lo sei tu?_Avrei il diritto di esserlo, e oh! quante volte mi sognai di posare il mio capo sopra un origliere di trine dorate, e la mattina mi svegliai, la testa sopra un sacco di traliccio, e vidi lungo il giorno la vanità in cocchio sogghignare ironicamente sui rappezzi de’ miei calzoni e sui brandelli del mio abito nero… Ma questo che monta? A pochi spetta guazzare, ai più d’istecchire.

Il testo completo è sui CD-ROM numero 1 e numero 3

Antar

Scapigliatura milanese e La canaglia felice di Cletto Arrighi

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